Nino Di Guardo*, La Sicilia, 23 I 2026
Complessità non fa rima con contiguità. Scioglimento degli enti locali da rivedere
Ho letto giorni fa su questo giornale le motivazioni dello scioglimento per mafia del Comune di Paternò decretato dal Consiglio dei Ministri sulla base della relazione del Prefetto di Catania scaturita da quanto accertato dalla commissione di indagine da lui nominata.
Preliminarmente osservo che detta commissione svolge un’attività amministrativa e non giudiziaria per cui le sue valutazioni si basano necessariamente su ipotesi e non costituiscono accertamenti aventi un valore definitivo.
Ho letto poi con stupore i fatti evidenziati dai commissari perché ritenuti significativi: imposte non pagate dagli amministratori, debiti fuori bilancio, eccessive riunioni delle commissioni consiliari, contributi economici concessi nel periodo covid a persone vicine a famiglie mafiose. Tutti elementi che nulla hanno a che fare con il condizionamento mafioso della volontà degli Enti locali.
A mio avviso, sciogliere un comune sulla base di indizi non univoci, significa non solo colpire la dignità degli amministratori ma ferire un’intera comunità e mettere in discussione la volontà popolare espressa attraverso il voto.
Non sono un giurista. Ho avuto l’onore di fare il Sindaco di Misterbianco per 18 anni e conosco bene l’argomento avendo subìto il mio comune, nel 2019, un ingiusto e scandaloso scioglimento per mafia, per cui ho scritto un libro dal titolo significativo “Crimine di Stato” con il sottotitolo “Cronaca di un delitto imperfetto” pubblicizzato sui giornali: “La Sicilia”, “Il Fatto Quotidiano” e “La Repubblica” e un articolo apparso sul quotidiano “Il Riformista” dal titolo “Misterbianco un comune senza mafia, sciolto per mafia”.
Da qui il mio impegno, assieme alle associazioni “Giù le mani dai Sindaci” e “Nessuno tocchi Caino”, per mettere in discussione l’efficacia e la legittimità delle modalità di applicazione dell’art. 143 del Tuel.
Al centro della questione vi è l’applicazione di tale norma, nata per la prevenzione delle infiltrazioni malavitose, ma che, col tempo, si è trasformata in uno strumento che conferisce all’Esecutivo un potere di intervento sugli Enti locali potenzialmente discrezionale, se privo di quel necessario ancoraggio a fatti giudiziariamente accertati.
Il filo rosso che lega la critica all’articolo 143 del Tuel alle attuali riforme in discussione, come il referendum sulla separazione delle carriere, è la tenuta del sistema dei pesi e contrappesi. In entrambi i casi, il rischio latente è lo spostamento dell’asse del potere verso l’Esecutivo.
Se da un lato la separazione delle carriere rischia di indebolire l’indipendenza della magistratura a favore di un controllo politico, dall’altro l’attuale meccanismo di scioglimento degli enti locali permette al potere centrale di annullare, con un atto amministrativo, l’autonomia territoriale.
La nostra Costituzione è nata sulle ceneri di un periodo buio proprio per evitare che il centro potesse schiacciare le periferie e che un solo potere potesse prevalere sugli altri.
L’autonomia degli Enti locali, sancita dalla Carta all’articolo 5, non è un privilegio ma una garanzia di democrazia diffusa. La tendenza a colpire sistematicamente enti complessi a causa della loro difficoltà gestionale o identità territoriale sta diventando una consuetudine pericolosa. Non possiamo accettare che la complessità venga scambiata per contiguità.
Mettere in discussione l’efficacia e la legittimità delle modalità di applicazione del 143 Tuel oggi è un dovere. Non si tratta solo di difendere un Consiglio comunale o un Sindaco, ma di ribadire che lo Stato di diritto vive di certezze, di prove e di rispetto per le autonomie. Se permettiamo che la discrezionalità
amministrativa si sostituisca all’accertamento dei fatti, rinunciamo a quel delicato equilibrio che i Padri Costituenti hanno costruito per proteggerci dall’arbitrio.
La lotta contro le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni comunali è indispensabile, ma occorrono norme chiare, efficaci e rispettose dell’autonomia degli Enti locali.
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* Già Sindaco di Misterbianco e Deputato Regionale

