Giuseppe Raffa*, La Sicilia, 3 I 2026
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA ECCESSI PERICOLOSI E UTILIZZO “SOSTENIBILE”
Sostiene il filosofo Luciano Floridi: «Sono quattro le “rivoluzioni” più importanti della storia del mondo, quelle di Copernico, Darwin, Freud e Turing, precursore del futuro avvento di Internet, dei social e della stessa intelligenza artificiale».
Per molti la intelligenza artificiale farebbe parte delle sesta rivoluzione industriale, di sicuro è parte integrante della vita di tutti noi, dei giovani più in particolare. I quali usano chatbot e affini come supporti fondamentali per le attività di formazione e istruzione, per gioco e anche per chiedere compagnia e conforto.
Lo confermano i risultati di una recente ricerca di Save The Children: il 42% dei ragazzi in età compresa tra i 15 e i 19 anni chiede alla IA consigli su scelte importanti, il 41,8% si è rivolge ai chatbot quando si sente solo, triste e ansioso. E lo psicologo? Va forte quello virtuale.
Ma perché i ragazzi per parlare dei loro problemi, delle aspettative e dei loro progetti preferiscono le macchine ai genitori, agli insegnanti e al terapeuta in carne ed ossa? «Perché le intelligenze artificiali sono disponibili 24 ore su 24, e soprattutto non giudicano come fanno gli adulti», è il parere del pedagogista Daniele Novara.
Anche questo è vero, ma tre volte pericoloso. Perché le “macchine” si nutrono dei dati assunti dai social, che assai spesso privilegiano contenuti falsi e/o portatori di rabbia e violenza, “ragebait”, letteralmente esca per la rabbia, “spazzatura” online in due parole, a sentire gli esperti. Quella stessa “spazzatura” che poi finisce nei dispositivi dei “nativi digitali”. I quali, abituati al ritmo incalzante e iperveloce delle piattaforme, solo di rado riescono a distinguere una notizia falsa da una vera.
Gli strumenti tecnologici realizzati per tenere viva la conversazione e renderla piacevole, come i cosiddetti “companion digitali”, apparentemente più empatici degli umani, possono trasformarsi per i giovani soli e con problemi in altrettante, tragiche trappole relazionali. Lo dimostrano i casi di Adam e Sewel, due ragazzini americani. E non è finita. Per gli stessi analisti di OpenAi e del Mit (Massachussetts Institute of Technology) più tempo si trascorre con i Chatbot, maggiore è il rischio di solitudine, dipendenza emotiva, riduzione delle interazioni sociali.
Che fare? Bisogna solo rassegnarsi, sostiene lo psichiatra Vittorino Andreoli, che precisa: «Presto l’intelligenza artificiale, da appendice, diventerà parte integrante del corpo dei giovani, e non solo del loro, prendendo alla fine il sopravvento. C’è poco da fare».
Per fortuna le macchine ci forniscono anche tanti vantaggi, bisogna saperli intercettare e condividerli, diceva in tempi non sospetti Henry Ford, il fondatore della celeberrima Ford Motor Company: «I vantaggi di una nuova tecnologia sono tali quando sono condivisi da tutti». Giusto. Arrestare il progresso e “armarsi” di un nuovo “luddismo” è un’autentica mission impossible. Meglio cominciare da subito ad apprendere le tante potenzialità delle IA, comprenderne i difetti e le asperità, imparare a saper governare gli eventuale problemi.
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* pedagogista, formatore, coordinatore ambulatorio antibullismi dell’Asp Ragusa.

